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Tra la Grigna e il Cielo: la preghiera incisa sulla roccia di Antonia Pozzi

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Ci sono personaggi della storia dell’alpinismo che non hanno cercato la gloria delle prime ascensioni o la celebrità delle pareti inviolate, ma hanno trovato nella montagna la cattedrale intima della propria anima. Antonia Pozzi (1912–1938) è una di queste figure straordinarie: poetessa sublime, fotografa dal tratto essenziale e montanara vera. In lei, le due parole che danno il titolo a questo blog — fede e piccozza — non sono semplicemente affiancate, ma si fondono in un’unica e drammatica ricerca di senso. Nata a Milano il 13 febbraio 1912 in una famiglia dell'alta borghesia — figlia dell' avvocato Roberto Pozzi e della contessa Lina Cavagna Sangiuliani — Antonia cresce in un ambiente colto e stimolante. Frequentò il Liceo Manzoni e successivamente la Facoltà di Lettere dell'Università Statale di Milano, dove si laureò nel 1935 con una tesi su Flaubert seguita dal filosofo Antonio Banfi . Nel cenacolo universitario banfiano strinse profonde amicizie con intellettuali...

Padre Pasquale Tosi: il gesuita romagnolo che sfidò i ghiacci dello Yukon

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  Vicino a Santarcangelo di Romagna, in mezzo ai campi, non lontano dall'ingresso della Autostrada A14 vi è un Ristorante-Hotel chiamato " Verde Mare" molto frequentato nelle sere d'estate per il grande giardino e perchè non lontano dalla fiera di Rimini. Sul muro di ingresso del Ristorante vi è una targa che sorprende e che identifica in questa casa di campagna il luogo di nascita di Padre Pasquale Tosi , gesuita, esploratore dell' Alaska : Ci sono storie di fede che non si scrivono tra le navate di una cattedrale, ma lungo i corsi d’acqua congelati e i valichi azzannati dal vento del grande Nord. Quella di Padre Pasquale Tosi è una delle epopee esplorative più straordinarie dell’Ottocento. Nato il 25 aprile 1837 a San Vito di Romagna, una frazione di Santarcangelo di Romagna, è cresciuto in una famiglia contadina profondamente legata alla terra e ai valori tradizionali, figlio di Lorenzo Tosi e Maria Perazzini. Fu proprio in quell'ambiente rurale romagnol...

La cordata senza tempo di Bepi Dellantonio

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Ci sono uomini la cui vita sembra scolpita direttamente nella dolomia, capaci di attraversare il tempo con il passo regolare, lento e sicuro di chi sa che la fretta è nemica della vetta. Proprio in questi giorni, la Val di Fassa si è stretta attorno a un testimone d'eccezione: Giuseppe "Bepi" Dellantonio , detto Tasin , che ha traguardato lo straordinario traguardo dei 103 anni , confermandosi la guida alpina più longeva d'Italia . Nato a Moena nel marzo del 1923, Bepi incarna quell'alpinismo d'altri tempi che noi di Fede e Piccozza amiamo custodire e raccontare. Un alpinismo fatto di scarponi pesanti, corde di canapa e, soprattutto, di un profondo, religioso rispetto per il Creato. "Sono nato a Moena nel marzo del 1923 e fin da piccolo il mio sguardo è andato alle vette che fanno corona alla Val di Fassa" , ha raccontato di recente Bepi con una lucidità invidiabile. Eppure, l'inizio della sua avventura professionale fu quasi casuale, dettato ...

Il cappellano delle crode: Don Pietro Zangrando e il Battaglione Val Piave

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Ci sono figure nella storia del cattolicesimo e dell’alpinismo che sembrano nate per fondere la cordata e la preghiera in un unico, inscindibile cammino. Una di queste è senza dubbio don Pietro Zangrando — per tutti semplicemente don Piero —, leggendario cappellano militare del Battaglione Alpino "Val Piave" (7° Reggimento) durante gli anni verticali e tragici della Grande Guerra .  La sua è una storia di assoluta povertà materialmente vissuta, di amore per la Patria e di una fede incrollabile, passata attraverso il fuoco delle crode e le amarezze del dopoguerra. Ma don Piero non indossava la divisa delle Penne Nere per puro dovere burocratico: era lui stesso un autentico e provetto alpinista, una qualità che si rivelò decisiva per la sopravvivenza e il conforto dei suoi uomini sui fronti più impervi del conflitto.  Un alpinista in tonaca e scarponi chiodati. Nato il 7 novembre 1878 a Perarolo, alle porte del Cadore, Piero cresce respirando l'aria delle Dolomiti . Aiuta...

Cercatori di infinito o conquistatori dell'inutile ?

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Per la prima volta questo post non racconta la storia di un singolo alpinista, ma vuole proporre la sintesi di un incontro tenutosi il 25 maggio scorso presso il Centro Culturale di Milano : un dialogo intenso sul significato profondo dell'andare in montagna. L'occasione è stata la pubblicazione del libro La compagnia della Cima - Storie di amicizia in montagna , curato da Roberto Gardino . Il titolo dell'incontro mette a confronto due concezioni dell'alpinismo libere e diverse. La prima è espressa da una frase di Armando Aste (figura ben nota ai lettori di questo blog) il quale, rispondendo alla domanda "Che cosa ti spinge ai monti?" , disse: "Al di là della supposta realizzazione di sé, del gioco edonistico e addirittura della possibile creazione artistica ideale, se penso all'inestinguibile sete che mi spinge ai monti, sete di bellezza e di poesia, ansia di superamento, bisogno di coraggio, sento che è soprattutto un inso pprimibile bisogno di tra...

La cordata dello spirito : i fratelli Smyth e la nascita dell'alpinismo senza guide

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Edmund Smyth Esiste un’epoca, nella storia dell’alpinismo, in cui la piccozza non era solo uno strumento di progressione, ma un prolungamento della volontà e della fede. Erano gli anni della metà dell’Ottocento, il "secolo d'oro" delle Alpi, dove le vette non venivano "consumate" dal turismo, ma contemplate come altari.  In questo scenario spicca la saga dei fratelli Smyth , una famiglia di pionieri inglesi che, insieme al reverendo Charles Hudson , furono dei veri protagonisti di questa stagione che vide gli inglesi salire le principali montagne sia in svizzera sia in Italia. I fratelli Smyth appartenevano alla "clerical gentry" inglese e si formarono nelle migliori università, dove il binomio tra studio dei classici e " Muscular Christianity " (Cristianesimo Muscolare) forgiò il loro carattere. Christopher Smyth (1827-1900), Vicario di Little Houghton , fu l'anima organizzativa del gruppo. Per lui, la pianificazione di una scalata era...

Don Achille Bolis: l'ultima cordata tra Resegone e San Vittore

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Don Achille Bolis non era semplicemente un sacerdote appassionato di escursioni; era un alpinista di razza, un uomo che considerava la roccia e la fede come due facce della stessa ricerca di assoluto. Nato a Calolziocorte il 21 novembre 1874, imparò presto che la montagna non è solo un panorama da ammirare, ma una cattedrale di silenzio dove il carattere si tempra e la spiritualità si fa concreta. Ordinato sacerdote nel 1898, amava ripetere ai suoi ragazzi: " In montagna non si grida, si ascolta. Il silenzio delle vette è la voce di Dio che parla al cuore di chi ha il coraggio di salire." La sua figura si staglia nel panorama lecchese della prima metà del Novecento come quella di un tecnico della verticale, capace di affrontare le severe guglie della Grignetta con la stessa naturalezza con cui guidava l'oratorio San Luigi di Lecco e, successivamente, la parrocchia della sua Calolzio come Arciprete. La Grigna meridionale (2184 m.) Le sue doti tecniche erano note tra g...