Cercatori di infinito o conquistatori dell'inutile ?

Per la prima volta questo post non racconta la storia di un singolo alpinista, ma vuole proporre la sintesi di un incontro tenutosi il 25 maggio scorso presso il Centro Culturale di Milano: un dialogo intenso sul significato profondo dell'andare in montagna. L'occasione è stata la pubblicazione del libro La compagnia della Cima - Storie di amicizia in montagna, curato da Roberto Gardino.


Il titolo dell'incontro mette a confronto due concezioni dell'alpinismo libere e diverse. La prima è espressa da una frase di Armando Aste (figura ben nota ai lettori di questo blog) il quale, rispondendo alla domanda "Che cosa ti spinge ai monti?", disse:"Al di là della supposta realizzazione di sé, del gioco edonistico e addirittura della possibile creazione artistica ideale, se penso all'inestinguibile sete che mi spinge ai monti, sete di bellezza e di poesia, ansia di superamento, bisogno di coraggio, sento che è soprattutto un insopprimibile bisogno di trascendenza che sta alla base del mio alpinismo. Sento di essere un cercatore di infinito."

La seconda concezione si rifà invece al titolo del celebre libro di Lionel Terray (1921-1965), I conquistatori dell'inutile. Grande alpinista francese — a cui si devono, tra le altre, la prima ascesa del Makalu nel 1955, la prima del Fitz Roy in Patagonia nel 1952 e memorabili vie sulle pareti nord delle Grandes Jorasses e dell'Eiger — Terray presentava una visione dominata dalla lotta con la montagna, dal desiderio di conquista e dalla necessità di affrontare vie sempre più difficili e pericolose:«...fin dall’infanzia ho trovato i miei godimenti negli innumerevoli spettacoli della misteriosa natura delle alte vette e ho lottato fino a questo giorno con un ardore crescente per afferrare la sua lingua muta; è nell’ascensione, nella scalata, nella rude avventura e nella vittoria sui pericoli che fin dall’inizio consistette per me la dolcezza aspra e il meglio dell’alpinismo… all’infuori di questo l’alpinismo non è che una forma sportiva di turismo…»

Del resto, l'idea dell'alpinismo come sfida e "lotta con l'Alpe" è storicamente impressa sulle tessere del CAI attraverso le parole di Guido Rey: “Io credetti e credo la lotta con l’Alpe, utile come il lavoro, nobile come un’arte, bella come una fede”.


Cerro Torre e Fitz Roy

A dialogare su questo tema, oltre al curatore del volume Roberto Gardino, erano presenti due ospiti d'eccezione. In videocollegamento Patrick Gabarrou, che ha firmato la prefazione del libro, ed Erika Siffredi, arrampicatrice, scialpinista e moglie del compianto Cala Cimenti. Grande alpinista e scialpinista torinese, Cala è stato autore di imprese straordinarie, come la prima discesa assoluta con gli sci dal Manaslu e la salita in stile alpino del Nanga Parbat con successiva discesa con gli sci ai piedi. Cimenti è stato inoltre l'unico italiano a conquistare l'ambito riconoscimento del Leopardo delle Nevi (Snow Leopard), assegnato a chi riesce a scalare i cinque settemila dell'ex Unione Sovietica. Purtroppo, Cala ci ha lasciati l'8 febbraio 2021, alla vigilia del suo quarantaseiesimo compleanno, travolto da una valanga sulle montagne di casa in Alta Val di Susa.


Erika ha raccontato con grande commozione cosa significasse essere la moglie di un uomo che, ogni volta che partiva per una spedizione, non dava mai per scontato il ritorno. Il suo saluto classico era: "Patata (così la chiamava confidenzialmente), se torno andiamo a mangiare la pizza...". Nonostante la tragedia, Erika non ha mai odiato la montagna e, dopo un naturale periodo di profonda crisi, ha ritrovato la forza di ricominciare ad arrampicare, anche al fianco di una leggenda come Manolo.

Erika e Cala

Patrick Gabarrou — grandissimo alpinista e guida alpina capace di aprire oltre 300 vie nuove in tutto il mondo, con una predilezione assoluta per il massiccio del Monte Bianco — rispondendo alle domande del coordinatore ha tratteggiato mirabilmente la sua personale visione. Una prospettiva dominata dallo stupore per la bellezza del creato e dalla gioia pura di condividere un ambiente meraviglioso con i propri compagni o clienti. Una visione lieta e serena, priva di accenti legati alla "lotta" o alla "conquista". Gabarrou ha ricordato che l'esperienza della bellezza si può sperimentare tanto aprendo una grande via estrema quanto compiendo una facile escursione. Infine, ha posto l'accento sul tema dell'amicizia, componente fondamentale dell'andare in montagna, plasticamente rappresentata dalla corda che lega i compagni nella vita e nella morte.

In conclusione, Roberto Gardino ha illustrato la struttura del libro, che raccoglie numerose storie di amicizia e, soprattutto, testimonia come la montagna possa essere una straordinaria frontiera educativa per i giovani, ricollegandosi idealmente alla grande tradizione dell'alpinismo cattolico inaugurata da Don Bosco.


Patrick Gabarrou, dopo l'apertura di una nuova via sul Cervino a 65 anni


Concludendo l'incontro sono state citate due brevi brani : uno di Andrea Mellano (1934-2023) sulla cima dell'Eiger, dopo la prima scalata italiana della parete Nord fatta insieme ad Armando Aste e ad altri tre compagni : "L'amicizia che ci ha legati sulla Nord dell'Eiger è stata più forte di tutti gli ostacoli incontrati. Per questo siamo qui ora sulla vetta e ci guardiamo felici con un nodo alla gola. Armando, inginocchiato, prega per tutti morti della parete. Gloria Tibi Domine. Le abbiamo scritte queste parole sul libro di vetta quale segno di ringraziamento verso Colui che tutto ci ha dato".  

Un altro brano di don Luigi Maquignaz : "Sin da bambino la montagna mi attraeva naturalmente, ma ho capito bene la questione quando per cinque anni ebbi la fortuna di accompagnare Giovanni Paolo II sulle montagne della Valle d’Aosta. Il Papa stava davanti alle cime, ai ghiacciai, alle cascate, anche per delle ore e diceva che le montagne sono la prima rivelazione di Dio. Dunque il ragionamento è semplice. Ho capito che mi attirano perché l’uomo è attratto naturalmente verso Dio». "

Infine una frase del sacerdote alpinista Don Giuseppe Buzzetti (vedi POST) scomparso nel 1934 sulle pareti della Val Masino che può essere una degna conclusione dell'incontro :

"Le cime non si conquistano, si chiedono in prestito al cielo per un istante di beatitudine"

Il video completo dell'incontro e visibile qui :














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