Alpinismo ed escursionismo cattolico

 



L'importanza di quello che potremmo chiamare "alpinismo cattolico",  è totalmente trascurata nella normale storia dell'alpinismo in Italia. In nessuna storia dell'alpinismo si cita il protagonismo che i cattolici (sacerdoti e laici) hanno espresso nel diffondere l'amore per la montagna tra i giovani e non solo. Sono decine di migliaia le persone che, a partire dalle iniziative di S.Leonardo Murialdo (1828-1900) e di Don Bosco, hanno iniziato ad andare in montagna, frequentando gli Oratori e seguendo le tracce di sacerdoti appassionati di montagna.  Ne sono testimonianza inequivocabile, tra l'altro, le centinaia di croci  e statue della Madonna che popolano le cime delle nostre montagne  e che ancora oggi vengono posizionate da persone di fede. Nella foto di apertura la statua della Madonna sul Dente del Gigante, 4014 m. posizionata nel lontano 1904. Questa lacuna è stata parzialmente colmata dal saggio intitolato "Alpinismo Cattolico", contenuto nel "Il Libro" (2013), uscito in occasione del 150 anniversario della nascita del CAI. Il saggio è curato da Marco Cuaz, docente di Storia all'Università della Valle d'Aosta. E' leggendo questo saggio che sono stato stimolato a raccogliere le storie di persone che sono state (e sono) protagonisti di questa mirabile avventura. Questa raccolta di storie è stata pubblicata in un piccolo volume, scritto insieme all'amico Giulio Caligara, intitolato "Fede e piccozza" (non in commercio, disponibile solo per family & friends) e da lì è nata anche l'idea di questo BLOG. I post che saranno pubblicati, in gran parte, racconteranno le storie già descritte nel libro, ma vi saranno anche dei post che presentano protagonisti e storie scoperte successivamente alla stampa del libro.
Il BLOG è rivolto quindi, essenzialmente, a persone appassionate di montagna e interessate al rapporto tra l'andar per monti e l'esperienza della fede.


La croce sulla vetta del Cervino (4478 m.)


La concezione di alpinismo diffusa nel mondo cattolico non sottolinea tanto la sfida con sè stessi, il desiderio di conquista o l'interesse scientifico, quanto la possibilità di compiere una esperienza di vita nella natura, che aiuti a riconoscere la bellezza come segno della presenza del Creatore. Tra la fede religiosa e la passione per le montagne c'è sempre stata un forte collegamento. Fin dall'antichità le montagne sono state viste come il luogo del "sacro" dove era possibile incontrare l'Onnipotente. Per molti, come per il sottoscritto, l'andar per monti è un modo per risvegliare il senso religioso e per sentirsi parte di quel Disegno buono che dà continuamente origine alla nostra vita. Non è quindi una concezione eroica dell'alpinismo, non la lotta con l'Alpe, semmai la lotta con sè stessi, per crescere e avvicinarsi al Mistero che fa tutte le cose. Un alpinismo "all'acqua di rose" come cita Cuaz nel suo saggio, un escursionismo lieto e sereno, molto spesso fatto in compagnia, anche molto numerosa.
"L'alpinismo cattolico era una educazione alla prudenza, rifiuto rigoroso del rischio gratuito, dello stupido sacrificio della vita, come ripeteva spesso l'abbè Henry: - Mieux vaut manquer cent fois l'ascension d'une montagne que de perdre une sole fois la vie-" (M.Cuaz).
Ciò non toglie che nella storia dell'alpinismo cattolico ci siano stati grandi alpinisti che, in montagna, hanno anche perso la vita, senza mai cercare il rischio gratuito.

La croce sulla cima del Resegone (1875 m.)

Ai tempi del fascismo, quando anche il CAI era stato "fascistizzato", le Associazioni di ispirazione cattolica (la Giovane Montagna, la F.A.L.C.) furono un baluardo educativo e spirituale contro l'ideologia del "superuomo", degli eroi nazionali e delle discriminazioni razziali. Come già citato, i segni della fede sulle nostre montagne sono onnipresenti. La croce più alta delle Alpi è stata posizionata sulla punta Dufour, la cima più alta del Monte Rosa e la sua interessante storia verrà raccontata in un prossimo POST.  La consuetudine di posizionare delle croci o delle immagini sacre, continua anche ai giorni nostri, con buona pace di qualche laico estremista, che ha proposto di eliminarle o sostituirle con le bandiere di preghiera nepalesi.
L'immagine di Maria sulla cima del Corno Birone (1116m.)
 
Nelle storie che racconteremo in questi POST non ci saranno solo figure di grandi alpinisti, ma anche semplici figure di sacerdoti o laici che hanno amato e amano la montagna e si sono distinti per la loro spiritualità, operosità e profondità di riflessione, sul rapporto tra la fede e la montagna, come ad esempio S.Giovanni Paolo II. Da quando Papa Ratti (grande alpinista!) ha dato la possibilità di celebrare la S.Messa all'aperto e migliaia di Messe sono state celebrate sulle cime delle montagne di tutto il mondo.
La Messa celebrata sulla montagna più alta è stata probabilmente (ma le notizie non sono certe) quella celebrata dal sacerdote polacco Don Krzysztof Gardyna, in cima al Gasherbrum II (8035 m) nel 1997. Egli,  con grande concretezza, ha dichiarato: "L’alta montagna è un’immagine di Dio poiché -...dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro Artefice-.  Nemmeno in vetta di un ottomila si è più vicini al Cielo…se voglio sentirmi "più vicino" al Signore mi inginocchio davanti al Santissimo che non può essere sostituito da nessuna vetta"

Statua della Madonna con Bambino, nei pressi della Vetta del Polluce (4091 m)
                                              
La croce di marmo sulla cima S.Giovanni Paolo II (3276 m.)


























Se 

Commenti

  1. Bravo Alberto, una bella iniziativa che ci aiuta a conoscere esperienze e storie nascoste e che vale la pena conoscere

    RispondiElimina
  2. Aggiungerei che andare in montagna è anche un gesto di memoria. Memoria delle persone care, a volte di qualcuno che ci ha lasciati, sempre comunque di persone che amiamo. In ultima istanza, memoria di Cristo presente

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Il Bene Vince Sempre: l’ultima cordata di Andrea Badaracco

Padre Pasquale Tosi: il gesuita romagnolo che sfidò i ghiacci dello Yukon

Battistino Bonali : verso l'alto, verso l'altro.