Padre Augusto Gianola : dalle Grigne all'Amazzonia
Augusto Gianola missionario del PIME è morto a Lecco nel 1990, dove era nato 60 anni prima. Ordinato sacerdote nel 1953 viene destinato come vice-parroco a Locate Varesino, dove rimane dal 1954 al 1961. Grande appassionato di montagna e valente alpinista, a Locate, con un gruppo di giovani dell'oratorio, anche essi appassionati di montagna, fonda il gruppo alpinistico dei iCentpè ed organizza in quegli anni oltre centoventi ascensioni.
"Con la scalata della via Comici al Corno del Nibbio ai Piani Resinelli ho compiuto la 123ma ascensione con iCentpè. In tutto ho compiuto180 scalate di ogni livello e difficoltà. Qui finisce la mia attività alpinistica, ma non il mio amore per la montagna. Lasciare lei è uno dei sacrifici più grandi che impongo al mio cuore. Grazie, montagna»
Un altro sacerdote coetaneo di Augusto, don Ercole Belloni, così lo ricordava: “Di lui ricordo l’entusiasmo per quel che faceva e la determinazione. Riusciva a fare vie nuove nelle scalate delle montagne perché era atletico, ma anche perché non si lasciava scoraggiare da nulla. Quando eravamo in liceo abbiamo aperto una nuova via sul Pizzo dei Tre Signori che venne ufficialmente riconosciuta col nostro nome. Lui faceva il capo-cordata, io il secondo. Abbiamo scalato la parete del Medale sopra Lecco in mezz’ora, altri ci mettevano 33-35 minuti. Anche in quell’avventura, giungendo sulla vetta Augusto disse: “Voglio tornare qui a mettere una statua della Madonna. Quelli che verranno quassù troveranno la Madonna ad attenderli". Aveva uno spirito religioso molto forte, portava sempre il discorso su Dio e i problemi della fede. La sua forza fisica era eccezionale, ma non ne parlava mai, il suo tema preferito era la fede. Pregava durante tutte le ascensioni… Una volta ci siamo presi una forte pioggia mentre eravamo in parete. Io mi lamentavo e lui mi disse: “Quando saremo preti dovremo soffrire altro che questo! Prendila e taci”. Per lui la vita era un’avventura da vivere con entusiasmo, ma con punti ben precisi di riferimento: Dio, Gesù, la Madonna, l’amore alla gente… Sapeva farsi voler bene, era generoso e pronto a tutto per farti un favore".
Nel video la storia e le immagini di una salita della via Comici al Corno del Nibbio
Ma perchè Augusto ha dovuto lasciare le sue amate montagne? Perchè nel 1963 riceve il Crocefisso di missionario in partenza, dalle mani di Mons. Giovanni Colombo, Arcivescovo di Milano, e parte per l'Amazzonia, per la sua vera grande avventura.
Anche umanamente, padre Augusto era un uomo eccezionale. Alto 1.90 circa, atletico, muscoloso con una forza fisica fuori del comune e un sorriso da attore cinematografico. Era cordiale, accogliente con tutti, sempre sorridente. Aveva un’intelligenza vivace, che gli permetteva di riuscire negli studi. In Amazzonia impara facilmente la lingua brasiliana e poi il dialetto dei caboclos amazzonici.
Fin da ragazzo era un appassionato scalatore di montagne e sognava di andare missionario in Birmania, dove ci sono monti inesplorati da scalare. Invece i superiori del Pime, l’hanno mandato in Amazzonia, una terra che più piatta non si può immaginare. Solo fiumi e foreste, foreste e fiumi, con villaggi e cittadine di caboclos lungo i fiumi, le uniche vie di comunicazione.
"..partirò a mani vuote, anzi vorrei addirittura partire senza mani, senza il mio cuore, senza me stesso. Vorrei essere distrutto nella mia povera vita per essere sostituito da un Altro che è la Vita. Partire con il Suo cuore, con le Sue mani.....soli sotto il cielo stellato, nelle notti tropicali ci sembrerà di stare compiendo la più bella avventura che ancora oggi vale la pena di essere vissuta, sulle orme di quei primi avventurieri di Dio. Pietro, Giovanni, Barnaba e Paolo. Sopratutto Paolo."
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| Padre Gianola in Amazzonia |
Nei primi dieci anni di missione (1963-1974) l'impegno principale, oltre alla educazione cristiana dei giovani, è stata la formazione di 60 comunità lungo i fiumi dell'interno, su "terre alte" più stabili, perchè non raggiungibili dalla piena del fiume. Nascono così i primi insediamenti, su terreni vergini, fuori dall'influsso dei "fazeinderos", con uno stile nuovo. Ciò che colpiva di Augusto era innanzitutto la sua allegria, l'irresistibile voglia di scherzare, che comunicava simpatia a tutti. Non era solo un temperamento esuberante: era virtù. Augusto voleva trasformare la pesantezza della vita in leggerezza. Scriveva nei suoi diari: "Se la tristezza è pesante come il piombo, la gioia possiede le ali". Sono stati anni di grazia.
"Io sto vivendo i giorni più belli della mia vita. Signore ti ringrazio infinitamente, alla mia maniera. Si perchè anche noi, a nostro modo, abbiamo una certa infinità, almeno nei desideri"
Quando venne a trovarlo in Amazzonia (nel 1966) il grande amico alpinista Carlo Mauri, un "gigante" di Lecco, che ha lasciato il suo nome su varie “prime” delle Alpi e anche su monti di altri continenti, Augusto lo porta con sé in un viaggio verso gli indios e poi lo abbandona per un giorno e una notte nella foresta, facendogli perdere le sue tracce. Mauri si dispera, grida, spara col fucile. Augusto, che gli era vicino, non si faceva vivo, voleva dargli l’impressione che ormai era del tutto disperso. Poi va a “salvarlo” dicendogli: “Hai visto che la foresta amazzonica è più difficile che una scalata sulle Alpi?”.
Nel 1970 padre Augusto diventa parroco a Parinntins e la prima chiesa che realizza è in legno e in paglia; successivamente su richiesta dei parrocchiani la edifica in muratura.
Nel servizio alla Diocesi da vita alla Radio, organizza i devoti alla Madonna e la festa popolare dei "Boi bumba", oggi un'attrazione nazionale.
Nella primavera del 1973, dopo 10 anni di missione, ritorna in Italia per un breve periodo. Tornato in Amazzonia sente di essere "in crisi", si dice stanco di "fare il prete" come lo aveva fatto fino ad allora. Non se la sente più di continuare come prima. Per questo motivo compie una scelta che disorienta molti suoi confratelli: si ritira in un luogo isolato della foresta Amazzonica, prima nella capanna di un cabloco di nome Cicero e poi, preda di una perenne e santa inquietudine, animato da una "tormentata ricerca di santità", in totale solitudine, decide di addentrarsi nella foresta. Il Paratucù (provincia di Manaus) diventa il suo eremo.
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| Padre Augusto sul Rio Paratucù |
"Ognuno di noi è un mistero e ha cammini che altri non sanno. Dio mi ama e io cerco di amarlo a modo mio: può essere un modo sbagliato ma a Lui non interessano i modi, basta che lo si cerchi. Dio mi ama, io lo amo pazzamente ma sinceramente. Mi piace moltissimo questa vita: è bella c'è pace, c'è Dio ma...mi pare che mi manchi qualcosa. Mi pare di non essere a posto, di sentire qualcosa o Qualcuno che mi chiama fuori e che là c'è la strada nuova per me, più utile a tutti".
Dopo un anno di solitudine nella foresta, Padre Augusto sente che è tempo di cambiare. Dio lo chiama su altre strade. Nel 1975 si stabilisce nella parrocchia di Urucarà incaricato delle comunità della foresta e lungo i fiumi.
Con l'aiuto di alcuni volontari italiani inizia l'avventura delle colonie agricole, che ricordano le reducciones dei Gesuiti in America del Sud nel 1700. Le colonie sono formate da 20/40 famiglie residenti in casette costruite vicino, con al centro la piazza nella quale sono sistemati i servizi comunitari. Comunitariamente, sotto la guida del Cetru (Centro Formazione Rurale) si coltivano per l'esportazione guaranà, seinga (albero della gomma) riso, miglio, arance e frutta di facile conservazione. Sono gli anni della "Teologia della liberazione". Molti missionari, anche suoi confratelli, sostengono che l'unica via è la rivoluzione contro il potere che opprime i poveri.
"E' una vera rivoluzione.. per la prima volta i cablocos sono responsabili di programmare comunitariamente il loro lavoro e il loro futuro... la teologia della liberazione noi l'abbiamo realizzata così, non mi sono fermato ai bla-bla-bla della predicazione. Questa teologia la lascio a chi vuole. A me è sembrato importante mettermi subito ad agire per liberare i poveri. Così abbiamo fondato le colonie agricole....noi abbiamo fatto la nostra rivoluzione non con Marx in mano ma con il Vangelo."
Nel 1976 padre Augusta fonda ad Urucarà la Scuola Agricola Intensiva per insegnare la coltivazione ai cablocos. L'opera avrà un grande successo e verrà imitata in molti altri luoghi dell'Amazzonia.
Nel giugno del 1985 lascia Urucarà e inizia un viaggio avventuroso che lo riporta in Italia. Percorre il Rio delle Amazzoni in canoa da solo per 1400 km! Un'impresa mai compiuta da nessuno.
Padre Gianola compie l’impresa in 15 giorni (in media quasi 10 ore al giorno passate remando), fermandosi in villaggi e cittadine per mangiare e dormire. Un’avventura che dopo i primi giorni, diventa un fatto mediatico rilevante per i giornali e le radio amazzoniche. L’avventuroso missionario è seguito, monitorato, dalle autorità e dai mass media, aspettato, accolto dove si fermava. Le comunità cristiane non lo lasciavano ripartire se non celebrava la Messa per loro. Quando arriva a Macapà una folla lo attende al porto, il Governatore e la moglie lo portano a casa loro, comprano la sua canoa per metterla nel Museo di Macapà e dicono che il viaggio in canoa rimarrà nella storia dell’Amazzonia. Celebra la Messa in Cattedrale e riparte per Belem in battello, dorme nella casa del Pime e poi, a piedi e in pullman, arriva fino a Recife, in aereo in Portogallo e Fatima e poi a piedi (1200 km!) a Lourdes e in Italia. Era il suo “pellegrinaggio di penitenza”.
"Ho attaccato corda e chiodi nel 1963, nell'85 ho attaccato al chiodo spingarda e canoa. Spero che il buon Dio mi dia forza e tempo per realizzare ciò che ho ancora in mente, e che è la parete più bella e più difficile che vorrei ancora scalare. 1400 km di braccia, 1200 di gambe in cerca di un pò di pace. Ringrazio il mio Angelo Custode, mi ha condotto sempre nei luoghi e nei momenti giusti"
Rientrato in Brasile dopo una breve vacanza in Italia, torna nel suo eremo nella foresta. Non per un capriccio ma, ancora una volta, per ritrovare l'energia spirituale necessaria, a diretto contatto con l'immensità del Creato.
"E' un'avventura diversa e finale, cioè il finir bene la mia vita cosi sconclusionata, il prepararmi a morire, tentare l'avventura più bella che è quella di rispondere a un Dio che da 56 anni mi chiama con amore. Per me non esiste ormai che una sola avventura da compiere, ed è l'avventura più bella. L'avventura di amare Dio. Non desidero altro nella vita."
Proprio nell'esperienza di profonda solitudine, soffrendo la fame, la sete, ammalandosi anche di lebbra, padre Augusto matura una nuova consapevolezza dell'importanza del rapporto con la gente e dell'amore al prossimo. Cosi all'inizio del 1989 padre Augusto esce dalla foresta e ritorna tra la sua gente, con una consapevolezza nuova "L'idea dell'obbedienza avanza a grandi passi, capisco che l'obbedienza non è altro che amore alla Chiesa, all'Istituto e, soprattuto a Cristo.... questo in fondo mi tira via tutte le mie preoccupazioni e non fa altro che aumentare la mia pace.."
All'inizio del 1990 Augusto ha continui svenimenti, non riesce più a camminare. Gli viene diagnosticato un tumore al cervello. Vorrebbe restare il Brasile ma il Superiore lo spedisce in Italia.
Muore a Lecco il 24 Luglio 1990, circondato dall'affetto e dall'amicizia della sorella, della cognata e di tutti gli amici. Quando era nella foresta, Augusto era stato intervistato da Enzo Biagi, intervista che lo ha reso noto a un grande pubblico. Alla domanda "Cosa è per te la felicità", Augusto risponde :
"Che cos'è la felicità? E' sopratutto la pace, vivere in pace. Sia quando sono andato nella foresta, sia ora mi sento in pace, il mio cuore è molto in pace. Anche quando il peccato arriva ad abbattermi, a prostrarmi non riesce però a buttarmi fuori la pace che ho nel cuore. Perciò mi sento bene, mi sento felice nonostante la mia miseria. Sono felice, lo so perchè lo sento e devo dirlo a tutti".
Anche di fronte alla morte diceva spesso : "Sono contento di morire, sono felice di andare a vedere Dio". Sulla sua tomba è stata messa una preghiera che aveva scritto lui :
"Sono felice perchè vado a vedere in pienezza Colui che ho tanto cercato".
L'intervista con Enzo Biagi si può veder qui :
Molti testi di questo POST sono tratti dalla mostra "La più bella delle avventure" che è stata presentata al Meeting di Rimini nel 2016 , che potete trovare qui :





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