Alberto Maria De Agostini : don Patagonia

 


Padre Alberto Maria De Agostini, sacerdote salesiano, alpinista ed esploratore è stato soprannominato don Patagonia per la sua attività missionaria ed escursionista nella remota regione della Patagonia, dove ha fotografato, mappato e filmato quasi tutta la regione che, all'inizio del '900, era quasi totalmente sconosciuta. 

Ma dov'è la Patagonia? La Patagònia è una regione geografica dell'America meridionale, che comprende l'estremità meridionale del continente. Divisa tra Argentina e Cile, ha un'estensione di oltre 900.000 km² (comprendendo la Terra del Fuoco), una popolazione di 2.700.000 abitanti (secondo l'ultimo censimento nel 2017) e una densità di 3 abitanti/km².

La Patagonia tra Argentina e Cile

Alberto Maria de Agostini nasce a Pollone (lo stesso paese del Piemonte dove è nato il Beato Pier Giorgio Frassati) il 2 Novembre 1883. Il fratello Giovanni è stato il fondatore dell'Istituto Geografico De Agostini di Novara. Alberto invece nel 1909 divenne, giovanissimo, sacerdote salesiano. Fin dal 1857, su richiesta del vescovo di Buones Aires, era iniziata la prima spedizione missionaria dei Salesiani in Argentina, terra delle grandi immigrazioni italiane dell'Ottocento. Nel 1879 viene fondata la prima opera salesiana in Patagonia, a Carmen de Patagones, a 1000 km da Buenos Aires, sulle rive del Rio Negro. La Patagonia è stata un grande obiettivo missionario di Don Bosco, che aveva più volte visitato quella terra lontana...in sogno :
«Mi parve, disse, di trovarmi in una regione selvaggia e affatto sconosciuta. Era un’immensa pianura tutta incolta, nella quale non si scorgevano né colline né monti. Ma nelle estremità lontanissime la profilavano tutta scabrose montagne. Vidi in essa turbe di uomini che la percorrevano. Erano quasi nudi, di un’altezza e statura straordinaria, di un aspetto feroce, con i capelli ispidi e lunghi, di colore abbronzato e nerognolo, e solo vestiti di larghi mantelli di pelli di animali, che loro scendevano dalle spalle. Avevano per armi una specie di lunga lancia e la fionda»

Dapprima Don Bosco credette che, nel sogno, fossero i popoli dell’Etiopia, poi pensò ai dintorni di Hong-Kong, quindi alle genti delle Indie. Solo nei 1874, quando ricevette i più pressanti inviti di mandare i Salesiani in Argentina, conobbe chiaramente che i "selvaggi" veduti in sogno erano gli indigeni di quella immensa regione, allora quasi sconosciuta, che era la Patagonia.
Le missioni Salesiane in Argentina avevano due obiettivi principali: stare vicini ai tanti emigrati italiani e prendersi cura degli indios della Patagonia. Il metodo era quello del "carisma" di Don Bosco: educazione alla fede ed educazione al lavoro, con la fondazione di scuole professionali, laboratori, officine...
Fu una storia mirabile che ha dato luogo ad una grande fioritura di santità, di carità e di opere, come la figura di Suor Angela Vallese, che parte per il Sud America nel 1877 a soli 23 anni.  Le suore di Maria Ausiliatrice si occupavano sopratutto delle ragazze, con risultati sorprendenti. L'incredibile storia delle suore salesiane in Patagonia è raccontata nel bel libro di Nicola d'Amico, 53 Parallelo, Franco Angeli 2018
In generale la situazione degli Indios della Patagonia era molto difficile. Decimati dalle malattie e schiavizzati dai "conquistatores" spagnoli e portoghesi, nonostante gli interventi dei salesiani si sono praticamente estinti. 
La prima spedizione di Padre Alberto in Patagonia è del 1910. De Agostini era già un grande appassionato di montagna e di fotografia e coglie l'occasione di essere mandato come missionario in questa terra, praticamente sconosciuta, per esplorare e mappare molte zone della Patagonia e salire numerose cime inviolate. A queste ha dato nomi in ricordo dei luoghi e delle persone della sua terra: Cerro Pollone, Cerro Torino, Cerro Piergiorgio (in ricordo di Piergiorgio Frassati). Ancora oggi in Patagonia il nome di Alberto De Agostini è presente e conosciuto da tutti. A lui sono dedicati un parco nazionale, la cima principale delle Torres del Paine, il campo base del Cerro Torre...e tante altre riserve naturali del paese.

Le Torres del Paine


De Agostini rimase affascinato dalla Patagonia e, ancora una volta, come tanti altri sacerdoti alpinisti le cui storie abbiamo raccontato in questo Blog, si diede da fare per far conoscere le bellezze della Patagonia, avendo intuito le grandi possibilità di sviluppo turistico della Regione.

"La steppa Patagonica è piena di immensa sublime poesia. La sapienza creatrice di Dio, che tutto ha meravigliosamente disposto, anche qui ha distribuito largamente i suoi tesori di bellezza e incanto..La stessa sconfinata distesa di questi tavolati vasti come oceano, produce nell'animo un senso vago e piacevole dell'infinito e sembra quetare gli innati aneliti dello spirito umano verso gli spazi incommensurabili e verso gli orizzonti senza limiti.."

In effetti la Patagonia è una terra magnifica, disseminata di laghi, ghiacciai, imponenti montagne che emergono quasi miracolosamente dalle immense pianure. E' una terra che ha affascinato e continua ad affascinare centinaia di persone amanti della montagna e della natura.

Il Ghiacciaio Perito Moreno, uno dei più estesi ghiacciai della Patagonia

I ghiacciai della Patagonia sono tra i più grandi ghiacciai esistenti, al di fuori delle regioni polari, e iniziano a quote molto basse. Il Ghiacciaio Perito Moreno, ad esempio, lungo 30Km, con una superficie totale di 250Km quadrati, inizia a soli 244 m. sul livello del mare. Oltre ai ghiacciai in Patagonia si trovano dei gruppi montuosi tra i più affascinanti del pianeta, come il gruppo del Fit Roy, che vede tra le sue cime il Cerro Torre, a lungo considerato una cima inespugnabile, ed il gruppo delle Torres del Paine.

Cerro Torre e Fitz Roy dalla pianura di El Chalten

De Agostini tra il 1913 e il 1945 organizzò numerose esplorazioni alpinistiche in Patagonia, spesso accompagnato da due guide di Valtournanche, Evaristo Croux e Leone Bron, salendo come già accennato numerose cime inviolate e raccogliendo una immensa documentazione fotografica e geografica. 
Nel 1943, all'età di sessant'anni ottenne il suo più grande successo alpinistico scalando il Monte San Lorenzo (3706 m.) la cima più alta della Patagonia.

Il Monte San Lorenzo 3706 m.


Anche in età avanzata De Agostini continuò a pensare alle cime della Patagonia. Nel 1956 all'età di 73 anni organizzò la spedizione per conquistare la vetta del Monte Sarmiento, una delle cime ancora inviolate della Patagonia, che De Agostini aveva già tentato di scalare, senza riuscirci, nel 1913. La vetta fu conquistata dai giovani e forti alpinisti (di allora..) Clemente Maffei e Carlo Mauri. 

                                                        Il Monte Sarmiento 2040 m.


Infine De Agostini fu anche l'ispiratore dei primi tentativi (non a caso tutti italiani) di scalare il Cerro Torre (3128 m.), una cima di straordinaria difficoltà. Venne tentata la prima volta, senza successo, nel 1958, da due spedizioni contemporanee: una di circa trenta alpinisti trentini, guidata dal "mitico" Bruno de Tassis, tra cui anche Cesare Maestri, e una lombarda con i due più forti alpinisti di quel tempo: Walter Bonatti e Carlo Mauri.
Sui tentativi e la conquista del Cerro Torre sono stati scritti decine di libri. La prima salita "ufficiale " del Cerro Torre è considerata quella dei Ragni di Lecco per la parete Ovest nel 1974. Una precedente salita condotta da Cesare e Maestri con Tony Egger (che perì tragicamente in discesa..) è stata messa in dubbio dalla comunità alpinistica, questione mai risolta e che continuò a perseguitare Cesare Maestri per tutta la vita.

Il Cerro Torre 3128 m.


Occorre sottolineare che il tempo atmosferico, in Patagonia, è veramente inclemente: i forti venti sono continui in tutte le stagioni e spesso le montagne sono nascoste, per settimane, da nubi minacciose. Per scalare in Patagonia occorre, oltre che una grande capacità tecnica, anche una grande determinazione e tanta pazienza.
Il Cerro Torre, in particolare, è rimasta una montagna molto amata anche oggi dai Ragni di Lecco. 
Matteo della Bordella, ex Presidente dei Ragni di Lecco, forse oggi uno dei più grandi alpinisti italiani viventi, ha scritto pagine eroiche sul granito del Torre, ripercorrendo sia le vie storiche sia aprendo nuove vie. La prima scalata solitaria della "via del compressore" (la via di Cesare Maestri) è stata realizzata nel 1985 dal giovane alpinista svizzero Marco Pedrini (purtroppo caduto in montagna poco tempo dopo..) e riportata nel film Cumbre di Fulvio Mariani, una vera perla della cinematografia di montagna.






De Agostini morì a Torino il 25 Dicembre del 1960, lasciando una enorme documentazione geografica, fotografica e cinematografica, conservata attualmente nel Museo della montagna "Duca degli Abruzzi" a Torino. Molte delle sue esplorazioni e avventure sono raccontate nel libro : Ande Patagoniche, Vivalda Editori, 1999. 
Cosi scrive De Agostini nella prefazione alla prima edizione del libro pubblicato nel 1948 :

"Col suo sguardo profetico Don Bosco vide e descrisse lo splendido avvenire della Patagonia, che geografi e viaggiatori di quel tempo dipingevano deserta e sterile, preannunziando con molta anticipazione gli immensi tesori del suo sottosuolo e lo sviluppo di fiorenti centri di popolazione. Terminata la mia ardua fatica, mi è grato e confortante il pensiero di aver apportato un non piccolo contributo all'illustrazione e valorizzazione di quelle terre bagnate dal sudore dei nostri eroici missionari, i quali vi portarono dall'Italia, con l'ardore della carità cristiana, la luce della fede e della vera civiltà"

Il filmato qui allegato, al di là dell'audio che è un pò artigianale, è interessante per le foto originali scattate da De Agostini nei suoi viaggi in Patagonia.




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