S.Giovanni Paolo II : il Teologo della montagna

 


Venti anni fa, il 2 Aprile 2005, moriva Giovanni Paolo II. E' stato un personaggio così importante per tutta la Chiesa e per tutto il mondo, un uomo così ricco di umanità e di fede, da essere proclamato Santo a pochi anni dalla sua morte, il 27 Aprile 2014. Karol Wojtyla era nato il 18 Maggio del 1920 a Wadowice, cittadina polacca a 48 Km da Cracovia. Karol venne ordinato sacerdote l’1 Novembre 1946. 

Non è evidentemente lo scopo di questo breve testo raccontare la mirabile vita di Karol, che venne eletto Papa il 16 Ottobre del 1978 (primo Pontefice non italiano da 488 anni!), ma soltanto quello di sottolineare il suo amore per la montagna che cercò di frequentare sempre, pur non essendo un alpinista, fin che la salute lo sorresse. Fin da giovane Karol amava vivere nella natura ed era un provetto sciatore. Spesso portava i suoi giovani amici a fare lunghe passeggiate ed escursioni sui Monti Tatra, non lontano da Cracovia, dove viveva con il padre.

La catena dei Monti Tatra

Anche da Sommo Pontefice non ha mai rinunciato alle escursioni in montagna. Appena poteva, talora anche in incognito, da Roma si recava a sciare sulle montagne del Terminillo, spesso accompagnato dal maestro di sci Lino Zani, conosciuto durante un memorabile soggiorno ad alta quota nel rifugio delle Lobbie "Ai caduti dell'Adamello" (3040 m). Inoltre trascorreva tutte le sue vacanze estive in due luoghi di montagna che amava in modo particolare: Lorenzago di Cadore nelle Dolomiti Bellunesi e Les Combes, una frazione di Introd, in Valle d'Aosta.

Il paese di Introd, dominato dal massiccio del Monte Bianco

Nell'agosto del 1979 il Papa, nonostante una bufera di neve, volle salire in cima alla Marmolada, dove recitò l'Angelus. Nel 1990 poi il Papa è salito, in elicottero, fino sulla vetta del Monte Bianco di Courmayeur (4700 m.) e ha benedetto l'Europa. Il Papa ha camminato per quasi 20 minuti sulla vetta in compagnia di Franco Garda, Presidente del Soccorso Alpino Valdostano (che sul Monte Bianco aveva perso un figlio di 18 anni). E' da notare che, per tutti gli anni in cui il Papa soggiorno’a Les Combes, è stato accompagnato nelle sue lunghe escursioni in montagna, da Don Luigi Maquignaz, la cui storia si può leggere in un Post di questo Blog.

Un cenno particolare merita l'episodio dei tre giorni trascorsi dal Papa, nel Luglio 1984, inizialmente in incognito, al rifugio delle Lobbie nel gruppo dell'Adamello a 3040 m. In questa occasione conobbe il maestro di sci Lino Zani, figlio del gestore del rifugio, che lo accompagnava ogni giorno a sciare fuori pista con il gatto delle nevi, con il quale strinse una grande amicizia. Zani ha raccontato la storia di questa amicizia nel libro "Era santo, era uomo". L'incontro con il Papa, con la sua fede profonda, con la sua grande umanità, fu per Lino un'incontro decisivo per la vita. Nell'ultimo giorno di permanenza al rifugio delle Lobbie, venne raggiunto dall'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, che era legato al Papa da un sincero rapporto di amicizia. Il Papa si era recato in quel rifugio non a caso: era colpito dalla storia della prima Guerra Mondiale, combattuta dagli alpini ad alta quota, proprio sull'Adamello, guerra dove aveva combattuto anche un parente di Giovanni Paolo II. In Occasione dell'anno Giubilare del 2000 , sulla Cresta Croce (3315 m., oggi chiamata cima Giovanni Paolo II), che si innalza proprio di fronte al rifugio delle Lobbie, è stata collocata una nuova croce di marmo.

La croce sulla cima Giovanni Paolo II


La storia dei giorni vissuti al rifugio delle Lobbie e dell'amicizia con Giovanni Paolo II  è raccontata da Lino Zani  in questo bella intervista, realizzata da TV 2000.



Nel giugno del 1979, durante una visita in Polonia, a Giovanni Paolo II viene consegnata da parte dell'alpinista Wanda Rutkiewicz una pietra, che lei aveva raccolto sull’Everest, durante la prima ascensione polacca alla cima dell'Everest. La salita era avvenuta il 16 ottobre 1978, il giorno in cui i cardinali avevano scelto come Papa il primate di Cracovia. “Doveva essere la volontà di Dio che entrambi raggiungessimo la vetta più alta della nostra vita lo stesso giorno” dice il Papa all’alpinista, che perderà la vita qualche anno dopo sul Kangchenjunga.

Giovanni Paolo II amava molto anche il Parco Nazionale del Gran Sasso in Abruzzo, dove si era recato ben 134 volte. Nel giugno del 1993, dopo essere salito in elicottero a Campo Imperatore per benedire la chiesetta della Madonna della Neve, appena restaurata dai soci della Sezione Abruzzi dell’ANA, Giovanni Paolo II spiega ai fedeli che l’incontro si svolge “…nella suggestiva cornice del Gran Sasso, un maestoso paesaggio a me ben noto e caro. Il silenzio della montagna ed il candore delle nevi ci parlano di Dio e ci additano la via della contemplazione”, prosegue il Papa. “…Qui Dio ci parla, e il dialogo con Lui restituisce senso alla nostra vita”, conclude prima di ripartire per Roma. A Giovanni Paolo II è stata dedicata una bella vetta secondaria del massiccio del Gran Sasso (2424 m.) che si raggiunge con un sentiero non banale.

Cima Giovanni Paolo II nel Gran Sasso


Giovanni Paolo II ha scritto e detto sul rapporto tra uomo e montagna e sulla bellezza dell'ambiente alpino, pagine meravigliose e indimenticabili, che costituiscono una delle più grandi testimonianze del rapporto tra la fede e le montagne. Ne riportiamo qui alcune parti, tratte dai suoi discorsi in pubblico :

"Le montagne sono una sfida. Le Montagne provocano l'uomo, la persona umana, i giovani, e non solamente i giovani a fare uno sforzo per superare se stessi. Ciascuno di noi potrebbe camminare sulle strade, nelle piazze delle nostre città con tutte le comodità e viaggiare...Invece qui sulle montagne si viene per trovarsi davanti una realtà geografica che ci supera e ci provoca ad accettare questo comportamento, a superare noi stessi. E si vedono questi camminatori, si vedono questi alpinisti, questi scalatori, qualche volta eroici che, seguendo l'eloquenza perenne delle montagne, camminano, scalano, superano se stessi per arrivare alle vette."

"Ecco la mistica montagna di tutte le generazioni di tutta la storia umana : Gesù Cristo, in cui l'uomo è chiamato da Dio a superare se stesso e ad attingere il suo destino soprannaturale e, nello stesso tempo, pienamente umano, mostratoci in Gesù Cristo vero Dio e vero uomo (...) camminare insieme, incontrarsi, incontrarci, trovare una strada comune, una strada in cui noi due, tre, cento, noi diecimila stiamo insieme per arrivare a quella meta spirituale che è la vita in Gesù Cristo (...) Ecco si vede come le esperienze degli alpinisti e le esperienze dei cristiane sono vicine, perchè qui e là c'è la sfida (...). La vostra strada deve passare per Cristo. Le leggi rigorose dell'ambiente dell'alta quota vi insegnano quanto sia importante tra i monti conoscere un sentiero, scoprire un passaggio, raggiungere un'appiglio o un punto di appoggio per una ascensione su roccia. Lo stesso deve avvenire nella vita. Cristo è il punto certo e sicuro , la luce dell'orientamento, la forza per un costante impegno per la riuscita. Considerate i desideri del vostro cuore: troverete in essi sincera esigenza di chiarezza di giustizia di miglioramento"


Giovanni Paolo II in Val d'Aosta


Durante l'Angelus in Valle d'Aosta nel 1986 Giovanni Paolo II ha pronunciato questi ringraziamenti, che sono il più grande riconoscimento espresso da un Santo Papa sul valore e sulla bellezza delle montagne :

"Vorrei ringraziare i monti, perchè ci servono a superare la più grande tentazione che maggiormente affligge le persone, gli ambienti, le famiglie, la società e il mondo intero: quella di vivere come se Dio non esistesse. Loro infatti ci parlano del Creatore "

E ancora dopo aver recitato la preghiera dell'Angelus, sempre in Valle d'Aosta, il 19 Luglio 1999 disse :

"Ogni volta che ho la possibilità di recarmi in montagna e di contemplare questi paesaggi, ringrazio Dio per la maestosa bellezza del creato. Lo ringrazio per la sua stessa Bellezza, di cui il cosmo è come un riflesso, capace di affascinare gli uomini e attirarli alla grandezza del Creatore. La montagna, in particolare, non solo costituisce un magnifico scenario da contemplare, ma quasi una scuola di vita. In essa si impara a faticare per raggiungere una meta, ad aiutarci a vicenda nei momenti di difficoltà, a gustare insieme il silenzio, a riconoscere la propria piccolezza in un'ambiente maestoso"

In questi discorsi di Giovanni Paolo II sono davvero riassunti tutti i motivi per cui è nato l'"alpinismo cattolico" e il senso del profondo rapporto tra la fede e la montagna. E non una fede generica, ma la fede in Gesù Cristo morto, risorto e presente anche oggi nella comunione della Chiesa. Grazie Dio per averci dato un Padre come Giovanni Paolo II che ci ha condotto sui sentieri della montagna e della vita che portano alla Santità.

Per finire possiamo sentire dalla viva voce del Papa la sua ammirazione per il paesaggio alpino e vederlo camminare gioioso verso il Rifugio delle Lobbie, nell'incontro organizzato dal Cai Valfurva, il 18 Luglio del 1988, proprio sui ghiacciai dell'Adamello :



Due testi possono essere utili per chi volesse approfondire questi contenuti: 

L. Zani, Era santo, era uomo. Il volto privato di Karol Wojtyla, Mondadori 2011

N.Milliry Ognibene,  R.Poletti, Giovanni Paolo II Papa tra i monti, Aosta 2004

PS : Questo POST viene pubblicato pochi giorni dopo la salita al Padre di Papa Francesco (21 Aprile2025) che, per molti versi, ha continuato l'opera di S.Giovanni Paolo II tranne che per la passione per la montagna che non era condivisa da Papa Francesco che invece...era un'amante delle periferie delle grandi città dove incontrava i poveri, i suoi grandi amici. Grazie Papa Francesco della tua testimonianza di fede e di carità.

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