Renato e Goretta Casarotto : un'amore tra le montagne

 


La riedizione del libro del 1996 : Goretta e Renato Casarotto, una vita tra le montagne (Priuli e Verlucca, I Licheni 2024) ha riportato alla ribalta degli amanti della montagna e della storia dell'alpinismo, la straordinaria vita del grande alpinista vicentino Renato Casarotto e della moglie Goretta. 

Renato e Goretta sono stati protagonisti negli anni '70-'80 di una incredibile serie di prime ascensioni, ripetizioni di grandi itinerari invernali, sia sulle Alpi, sia su molte altre zone del mondo (Patagonia, Hymalaia, Alaska, Canada...). Sopratutto erano protagonisti di una grande storia di amore e di dedizione, fino alla morte di Renato, avvenuta cadendo in un crepaccio il 17 Luglio 1986, mentre scendeva da un tentativo di aprire una via nuova sul K2, a poche centinaia di metri dal campo base. 

Renato Casarotto era nato a Vicenza nel 1948. Aveva iniziato ad arrampicare a 19 anni durante il servizio militare negli Alpini a Tai di Cadore. Lontano dagli ambienti ufficiali dell'alpinismo, iniziò presto a distinguersi per lo stile personale: amava affrontare montagne difficili, sopratutto in inverno, quasi sempre in solitaria, con pochi mezzi e senza l'appoggio di grandi spedizioni. La sua etica era quella della solitudine e dell'indipendenza, basata su una preparazione meticolosa, sull'allenamento e su una grande resistenza fisica e mentale. Goretta, che Renato aveva sposato nel 1975, era quasi sempre presente alle sue ascensioni: lo accompagnava all'attacco della via, rimaneva lì ad aspettarlo, talvolta in condizioni climatiche orrende, rimaneva in contatto con lui, via radio, più volte al giorno, per assisterlo e confortarlo nelle difficoltà. Talvolta scalava anche con lui. Nel 1985 hanno salito insieme il Gasherbrum II (8035 m.), in stile alpino, senza portatori di alta quota e senza predisporre campi intermedi. Goretta è stata la prima donna italiana a salire su questo ottomila. 

In occasione della salita Goretta ha scritto:

"Si dice: là in alto si tocca il cielo con un dito e ci si sente più vicini a Dio. Purtroppo là in alto il cielo è ancora molto lontano. Poi comprendi che Dio lo puoi trovare anche molto vicino a te, anzi è dentro di te che devi cercare. La montagna è uno dei mezzi che ti permette di scoprirlo; se non immediatamente, lo capisci col tempo. Con me in vetta al Gasherbrum, c'era Renato. Voler bene a una persona è amare Dio concretamente."

Renato Casarotto, in Patagonia

E' praticamente impossibile elencare tutte le ascensioni compiute da Renato in venti anni di attività alpinistica ininterrotta e qui ne segnaliamo solo alcune. Una caratteristica di Renato, che molti alpinisti famosi criticavano era la sua "lentezza". Arrampicava quasi sempre in solitaria, con il metodo della "autoassicurazione", che di fatto costringe a percorrere ogni tratto per tre volte. Con una incredibile resistenza fisica e psicologica, era capace di rimanere in quota per molti giorni, in alcuni casi anche per settimane. Una delle ascensioni più significative, sulle Alpi, è stato il "Trittico invernale del Freney". Nel mese di Gennaio 1982 Renato ha salito, in successione: l'Aiguille Noire de Peuterey (Via Ratti-Vitali), il Picco Gugliermina (via Gervasutti-Boccalatte), la Cresta dell'Aiguille Blanche, Il Pilone Centrale del Freney (teatro della tragedia che nel mese di luglio del 1965 aveva coinvolto la cordata di Bonatti) per terminare sulla vetta del Monte Bianco. Una incredibile performance durata ben 20 giorni, nel pieno dell'inverno, trascorsi ad alta quota senza mai ritornare a valle, scalando tre delle più difficili vie del Monte Bianco, spesso nella bufera. Renato è riuscito ad arrivare a Chamonix, senza soldi e documenti, solo verso la sera del 15 Febbraio e ha dovuto chiamare Goretta e l'amico Renzino Cosson per andare a recuperarlo in auto.

Il Pilone centrale del Freney e la vetta del Monte Bianco (4810 m.)

Un'altra grande impresa di Renato è stata la prima salita assoluta della parete Nord dello Huscaran Norte, la seconda cima più alta del Perù (6654 m). Nel 1976 Renato impiegò 17 giorni di arrampicata per vincere i 1600 m. di dislivello e uscire da quella terribile parete Nord. Questa parete sarà poi teatro, nel 1992, della caduta mortale di Battistino Bonali e di Giandomenico Ducoli, già raccontata nel POST "Battistino Bonali: verso l'alto, verso l'altro". 
La via di Casarotto a tutt'oggi non risulta che sia mai stata ripetuta integralmente, o almeno non ci sono notizie certe e documentate di una eventuale ripetizione. Anche in questa salita Goretta era con lui, rimasta da sola al campo base, in continuo collegamento radio. In quella occasione Renato ha scritto . " Se l'arrampicata è atto d'amore verso la vita e la natura, essa deve inserirsi completamente nella lunga storia della contemplazione, di sogno e di azione di chi è salito prima, affascinato dalla parete e trasportato dall'avventura. Se è soltanto un atto di orgoglio, nulla resterà della sua traccia"

La parete Nord dello Huascaran Norte (6654 m.)


Un'altra grande avventura di Renato è stata l'apertura, in Patagonia, di una nuova via sul Cerro Fitz Roy (3405 m.) nel 1978. Il Cerro Fitz Roy è la montagna simbolo della Patagonia. La prima salita al Fitz Roy fu portata a termine nel febbraio 1952 dagli alpinisti francesi Lionel Terray e Guido Magnone che salirono lungo lo sperone sud. Nel 1976 i Ragni di Lecco vinsero il pilastro est. Rimaneva da salire il pilastro nord della montagna, 700 metri di puro granito verticale. Anche lì Goretta era al suo fianco e lo aspettava, da sola al campo base, dovendo spostarsi in continuazione, per riuscire a sentire Renato con il collegamento audio. Un giorno il ben noto vento micidiale della Patagonia ha distrutto completamente la tenda, unico riparo di Goretta che, con estrema fatica, è riuscita a trasportare tutto in una capanna di tronchi, invasa dai topi, dove è stata poi finalmente raggiunta da Renato che ha dovuto interrompere il tentativo di scalata a causa del vento. Il pomeriggio del 24 dicembre 1978, Renato e Goretta erano al campo base. Renato ha iniziato a trafficare per costruire un presepio, aiutato da Goretta, con cortecce d'albero e personaggi ritagliati con il cartone, compresa la stella cometa. Alla fine guardando il presepio finito Renato disse :

"Queste figure sono un simbolo della nostra fede. Il mistero che sta dietro a questo simbolo è immenso. Sempre più sento la necessità di approfondire questa cosa cosi grande. E l'ambiente della montagna, più di qualsiasi altro, mi dà la possibilità di farlo. In montagna riesco a liberarmi da tutte le sovrastrutture mentali che mi limitano e mi ostacolano in questa mia ricerca di conoscenza " 

Alla fine, dopo tanti tentativi e due mesi di permanenza in loco, il 17 Gennaio Renato riuscì finalmente ad arrivare in vetta al pilastro, che oggi è da tutti gli alpinisti chiamato: Pilastro Goretta.

Il Fitz Roy (3405 m.), a destra il Pilastro Goretta


L'ultimo grande sogno di Renato è stato salire il K2 seguendo l'inviolato e imponente versante sud-sud-ovest, che dalla Sella Negrotto sale per 2300 metri fino alla cima. Una via nuova tentata nel 1979 da una forte spedizione francese che fu costretta a rinunciare per il maltempo a soli 300 metri dalla cima. Una via nuova su una delle montagne più difficili del mondo. Renato e Goretta si recarono in Karakorum nel 1986. Al campo base, questa volta, Goretta non era sola; vi erano anche alpinisti di altre nove spedizioni, comprese la spedizione italiana "Quota 8000" guidata da Agostino da Polenza. Una sola spedizione polacca aveva lo stesso obiettivo di Renato, tutte le altre puntavano a salire al K2 per la "via normale". Al campo base del K2, quell'anno vi erano oltre un centinaio di alpinisti. Una sera, mentre erano in tenda, Renato disse a Goretta : 
"Sento una serenità, in tutto il mio essere, mai provata prima. Sai Gori, se arriverò in vetta, dedicherò la via a Dio. Una cosa così bella, compiuta con tanti sacrifici e tribolazioni, non può che essere dedicata a Lui. Non si può vivere senza amore per le persone o per tutto quello che si fa. Se pensavo di poter fare diversamente, sbagliavo. Lo capivo che era così, ma solo adesso comprendo fino in fondo la verità. Io sono nato ora. La vita che ci è stata data è un dono così grande e prezioso che dobbiamo essere grati a Dio, e la dobbiamo usare nel miglior modo possibile, altrimenti non abbiamo capito niente"



Il K2, visto dal Campo Base

Quell'anno al K2 vi furono numerosi incidenti mortali e Renato fece molti tentativi per arrivare alla vetta, interrotti quasi sempre a causa del maltempo. Goretta viveva al campo base con una angoscia strana che non aveva mai provato fino ad allora, tanto che dopo l'ennesimo tentativo avrebbe voluto insistere con Renato per abbandonare tutto e tornare a casa. Dopo una notte passata sulla montagna con una violentissima bufera Renato ha raccontato a Goretta: "Sai Goretta che quella notte quando ho bivaccato sul plateau sotto quella bufera infernale, ho vissuto una esperienza molto bella. Nonostante il vento, che sembrava volermi strappare dalla montagna, sono riuscito a dormire tranquillo, tanto c'eri tu che mi avvisavi quando ero in pericolo...Nel sonno, a un certo punto, ho sentito la tua voce che mi diceva : Renato, guarda lì, sta attento. Allora mi sono messo a sedere, mi sono guardato attorno e ho visto la tenda che si stava strappando da un lato. Prima che fosse troppo tardi sono riuscito a sistemarla. Quindi mi sono rimesso a dormire. Dopo un pò mi hai chiamato di nuovo, dicendomi ancora di stare attento. Questa volta i tiranti della tenda si stavano sganciando dagli ancoraggi. Alla fine ho ripreso a dormire tranquillo : ero sicuro che se ci fossero stati altri problemi mi avresti avvisato in tempo".

Renato parte per un'ultimo tentativo il 14 Luglio ma il 16 Luglio il tempo si guasta ancora e Renato decide di ritornare definitivamente. Alle 19 di quel giorno Goretta accende la radio ed immediatamente sente la voce di Renato che dice " Gori, sto morendo". Renato era caduto in un crepaccio, molto profondo, a poche centinaia di metri dal campo base a venti minuti circa di cammino dalla tenda. Aveva ceduto un ponte di neve in un tratto percorso per mesi da tutte le spedizioni senza problemi. Venne immediatamente soccorso ed estratto dal crepaccio ma alle 21 di quello stesso giorno morì per le ferite riportate durante la caduta. Per decisione di Goretta e degli amici, il corpo di Renato venne sepolto nello stesso crepaccio in cui era caduto. Nel 2003, dopo 17 anni, il ghiacciaio che aveva teso la trappola mortale a Renato, ne ha restituito le spoglie mortali. Renato avrebbe voluto dedicare questa nuova via sul K2 a Dio e pochi giorni prima di morire aveva detto "io sono nato ora". Con la grazia della fede si può dire con certezza che la morte di Renato è stata per lui l'inizio di una nuova vita.

Ti aspettavo, sei arrivato;
ti amavo tanto, ora sono sola.
Tu non volevi, ma hai lasciato me; hai lasciato la vita.
Chissà se avrai trovato;
chissà se avrai capito.
Io sto ancora cercando,
per poter continuare
senza che l'anima inaridisca.
Quanto è difficile capire.

La maggior parte dei testi di Renato e Goretta riportati in questo POST sono tratti dal libro " Goretta e Renato Casarotto, Una vita tra le montagne, Priuli e Verlucca 2024", che è una riedizione della prima versione pubblicata nel 1996.
Per chi volesse approfondire la vita e la storia di Renato è disponibile su Youtube un commovente (ma un pò lungo ) film di Davide Riva: Solo di Cordata 

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