Nell'ultimo POST abbiamo raccontato la storia del Rev. Charles Hudson, che fu protagonista della prima ascensione assoluta del Cervino nella cordata di Edward Whymper, caduto poi tragicamente in discesa. Whymper e soci sono saliti dalla Cresta dello Hornli (l'attuale via normale dalla Svizzera), nello stesso giorno sul versante italiano della montagna era presente una cordata guidata da Jean-Antoine Carrel che si trovava a solo a 300 metri circa di dislivello dalla cima ma che, veduti gli altri alpinisti in vetta, presero la decisione di rinunciare. Due giorni dopo però, (16 Luglio 1865) Carrel ritenta la salita al Cervino dalla cresta Sud ed a questa spedizione partecipa anche il giovane sacerdote Gorret. Amè Gorret (detto anche Abbè Gorret) nasce a Valtournanche il 26 Ottobre 1836, ultimo di sette fratelli. Suo padre si chiamava Jean-Antoine Gorret e faceva la guida alpina. Pur essendo un ragazzino gracile dimostra subito la sua passione per la montagna salendo a 13 anni, da solo, e con gli zoccoli (sabot) ai piedi, il Grand Tournalin (3379 m.) partendo da Cheneil.
La cima del Grand Tournalin
Dimostrando una particolare intelligenza, su consiglio del suo parroco, viene inviato a studiare al seminario di Sant'Orso ad Aosta, dove studia con passione e con ottimi risultati teologia, scienza,filosofia. Ordinato sacerdote a 25 anni viene inviato come vicario prima a Champocher e poi a Cogne dove fa amicizia con il parroco Balthasar Chamonin appassionato alpinista e primo salitore della Grivola . "E' con il vicariato di Cogne che ebbero inizio le mie grandi escursioni sulle montagne e il mio gusto di descriverle" commenterà successivamente il giovane sacerdote nelle sue memorie. In seminario Gorret era stato allievo di George Carrel, priore della collegiata di Sant'Orso che, pur non essendo un'alpinista, è stato uno scienziato e divulgatore scientifico che contribui in maniera determinante allo sviluppo economico, sociale e turistico della valle d'Aosta. Carrel fu tra i primi a non credere nella inaccessibilità del Cervino e a promuovere i primi tentativi di salita dal versante italiano. Gorret era ossessionato dal Cervino e partecipa al primo coraggioso tentativo di salita dal versante Valdostano nel 1857 insieme alle guide Jean Jacques e Jean Antoine Carrel. Tentativo che si conclude però soltanto sulla Testa del Leone a 3715m.
La Testa del Leone (3715 m.), con la via normale da Cervinia
Ma torniamo al 16 Luglio del 1865 : Carrel e Gorret partono alle 6.30 dal Breuil, accompagnati da Jean-Baptiste Bich e Jean-Agustin Meynet. Alle nove di mattina traversano al di sotto della Testa del Leone senza incontrare neve, superando poi un camino (lo ciarfiou) arrampicando come gli spazzacamini, cioè aiutandosi con le ginocchie, i piedi e le mani. Alle 13 si fermano sotto la Grande Tour per la notte. Gorret è entusiasta :
"Traversiamo finalmente il Col du Lion e raggiungiamo la piramide del Cervino. Questo Monte Cervino, eccolo dunque davati a me : stavamo per attaccarlo con uno sforzo ultimo e decisivo; io ero emozionato e i miei compagni pure; il cuore mi batteva forte, e non sapevo analizzare le mie impressioni. Palpitavo, avrei voluto abbracciarlo questo Monte Cervino."
Il 17 Luglio alle prime luci ripartono sempre con il tempo bello. Purtroppo, nonostante gli sforzi, la cordata si trova bloccata in un colatoio a pochissima distanza dalla vetta, in un punto oggi attrezzato con una corda fissa: Gorret deve sacrificarsi e, di buon grado, cala di circa otto metri Carrel e Bich i quali poco dopo escono in cima passando dalla cresta di Zmutt. Lo sfortunato religioso resta lì, dopo aver calato gli amici, consolandosi cercando di ideare un sistema più efficiente per calare in sicurezza alpinisti e, in futuro, quei touristes a cui dovrà tanto il futuro della Valle d'Aosta.
"Mi avessero coperto d'oro non mi sarei rassegnato : ma si trattava di un sacrificio e lo feci. Piantando i talloni sul bordo del baratro, la schiena appoggiata alla parete, le braccia chiuse sul petto, calo due dei miei compagni, mentre il terzo rimane con me "
I Quattro ritornarono in tenda alle 21 circa, sotto la grandine, mentre il giorno successivo si fece una grande festa al Breuil : la via italiana al Cervino era stata aperta !
Il Cervino con la via normale italiana
Nonostante in realtà non sia salito in cima, Gorret diventò famoso dopo questa spedizione vittoriosa al Cervino che inaugurò la via normale italiana, solo due giorni dopo la drammatica prima salita di Whymper e compagni. Dopo il Cervino Gorret scalò tante altre montagne, tra cui anche la Grivola sempre nel 1865 e venne conosciuto da tanti con il soprannome : l'ours de la montagne. Anche Gorret, come Gnifetti, era convinto sostenitore dello sviluppo turistico della Valle d'Aosta e nel 1877 pubblicò insieme a C.Bich la "Guida della Valle d'Aosta" in francese, prima sistematica e completa trattazione della Valle d'Aosta orientata allo sviluppo turistico delle montagne viste come antidoto alla vita di città. Per Amè Gorret, il turista vuole essere un viaggiatore, una persona che ama camminare ed i piccoli disagi che esso comporta :
"Un viaggiatore che parta per la montagna lo fa perchè cerca la montagna , e credo che rimarrebbe assai contrariato se vi ritrovasse la città che ha appena lasciato...la montagna fortifica il corpo snervato dalla vita di città, la montagna offre un solitario riposo alla mente affaticata dalla confusione della vita sociale e risolleva i cittadini scoraggiati attraverso la contemplazione calma e serena della natura, opera sublime di Dio"
Parole profetiche scritte nella seconda metà del 1800 ! come sarebbero diversi e più belli i paesi alpini, a cominciare proprio da Cervinia, se avessimo seguito le parole di Gorret !
La Grivola (3969 m.)
Il 29 Agosto 1869 quando Amè Gorret, ormai conosciuto nell'ambiente alpinistico e da tempo socio onorario del CAI, è invitato al congresso a Varallo Sesia, si presenta con una acuta relazione dal titolo "Le montagne che ci separano sono le stesse che ci uniscono ". In quella occasione Gorret richiamava il CAI "alla necessità..di un forte impegno nei temi socio-culturali e socio-ambientali della montagna" suggerendo che l'organizzazione non si limitasse all'alpinismo come sport, ma assumesse quasi un ruolo più ampio "culturale" e "sociale". La relazione di Gorret era un vero e proprio manifesto di visione su cosa dovesse essere il CAI: un ponte tra montagna e società, con funzione anche etnografica, di valorizzazione delle montagne, delle culture locali e delle guide.
Quindi la sua relazione del 1869 assume una grande importanza storica : contribuì a definire (o almeno a suggerire) un'idea molto più ampia del CAI rispetto al puro alpinismo. E' interessante rileggere il finale della sua relazione :
" Signori, i monti che ci separano sono quelli che ci riuniscono. Sui numerosi colli che incidono le nostre montagne e che guardano le vallate, io vedo quasi ovunque, fino ai piedi dei ghiacciai, dei resti di forti e di ridotte, monumenti che testimoniano la nostra storia e le nostre divisioni......ma sono precisamente queste montagne, sono questi colli, sono questi ostacoli, che ci hanno riuniti qui. E allora ! riuniamo i nostri sforzi, studiamo la nostra bella patria.....e che i risultati di questo lavoro diventino per mezzo del Club Alpino il patrimonio delle masse, la prosperità materiale e morale delle valli più arretrate. Spingiamo la gioventù verso i monti, la dove vi troverà esercizio, forza e solidità di carattere...
La natura è l' opera di Dio, ed è degna dell'uomo."
L'Abbe Gorret a Saint Jacques
Gorret non aveva un buon carattere, era un uomo schietto ma burbero ed iracondo. La sua vita pastorale fu complicata da incomprensioni ed invidie che lo costrinsero, dopo aver vagato per molte parrocchie della valle d'Aosta (Cogne, Valgrisanche, Chatillon, Verres..) a trascorrere i suoi ultimi vent'anni di vita nel piccolo borgo di Saint-Jacques in Val d'Ayas. Nel 1905, ormai quasi cieco viene trasferito nel priorarto di Saint Pierre in Aosta dove muore il 5 Novembre 1907.
"Uomo di carattere e di polso, forte nelle proprie convinzioni quanto nell'affrontare la montagna e la vita, Amè Gorret non può essere ricordato da una semplice biografia, per quanto ammirata. Non è opportuno limitarsi ai meri cenni biografici o agli infiniti spostamenti a cui fu "condannato" durante la sua carriera ecclesiastica, perchè Amè Gorret colui che divenne l'Orso della montagna era innanzitutto un'alpinista."
Molte informazioni riportate in questo blog sono reperibili sul sito www.varasc.it ; altre sono tratte dal libro di E.Camanni, Cieli di Pietra, La Vera storia di Ame' Gorret, Vivalda Editore 1997
La storia completa della prima ascensione al Cervino è invece visibile in questo bel documentario (con immagini stupende sulla salita al Cervino dalla via normale italiana) prodotto da Hervè Barmasse in occasione dei 150 anni dalla prima salita.
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